traduzione dall'originale inglese di: Marco Forti
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Seminario aperto
Un seminario aperto è mirato ad introdurre le ricerche storiche, i concetti teorici e le pratiche applicative funzionali sviluppate da Hanshi Patrick McCarthy. Di durata variabile da una singola serata (3 ore) a un giorno (6 ore) o ad un intero fine settimana (12 ore) un seminario aperto è studiato a beneficio di una platea di praticanti di diversi stili di karate tradizionale; spesso attrae proprio chi partecipa per la prima volta, indipendentemente dallo stile praticato.
Un seminario aperto inizia normalmente con una presentazione tipo conferenza sulla storia, filosofia e teoria meccanica del karate con particolare riferimento ai kata. Segue quindi una presentazione fisica dei concetti teorici e un riscaldamento leggero adatto al tipo di risultato atteso dall’allenamento giornaliero. Normalmente vengono insegnati diversi esercizi a due persone scelti a seconda del background stilistico dei partecipanti (ad esempio Shoto, Shito, Goju, Wado, Shorin, ecc…) e del tempo a disposizione (3, 6 o 12 ore).
Nel corso delle presentazioni più lunghe, della durata di un fine settimana, in cui il tempo disponibile è maggiore, Hanshi McCarthy dettaglia anche le origini, la filosofia e le strategie tattiche del Karate moderno attraverso le arti da cui deriva – Hsing del quanfa del Fujian (Toudi Kenpo kata), Ti-gwa (Boxe del Sud Est Asiatico del 19° secolo), Qinna (prese e controlli), Tegumi (corpo a corpo/prese) e la profonda influenza esercitata sulla pratica originaria di Okinawa dalla cultura marziale del periodo che precedette la Seconda Guerra Mondiale in Giappone (imposta dal Dai Nippon Butoku Kai).
La natura degli esercizi a due persone ideati da McCarthy possono essere distinti in due categorie. Alla prima appartengono le pratiche di condizionamento quali Tegumi44 e Muchimi-di45. Si tratta di esercizi per l’acquisizione della sensibilità finalizzati a condizionare il corpo attraverso prese e percussioni controllate. La vera natura di questi esercizi apre una prospettiva nuova ed affascinante rispetto al banale allenamento al Kihon.
Alla seconda categoria appartengono gli esercizi applicativi dei kata basati sui Kakushite46, che si focalizzano su pratiche difensive pragmatiche e aiutano i praticanti a meglio comprendere la relazione tra le tecniche composite e astratte dei kata e la corrispondente teoria degli HAPV alla quale erano originariamente indirizzate.
... fine sesta parte ...
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NOTE
44. Originariamente designato ad identificare una forma plebea di lotta durante il periodo dell’antico Regno delle Ryukyu ad Okinawa, nel 1992 McCarthy Sensei assegnò a questo termine ormai desueto una collezione di esercizi di intrappolamento, controllo degli arti e condizionamento a due persone tratti da diverse fonti.
45. Muchimidi è un termine okinawense che descrive gli esercizi delle mani appiccicose/pesanti usati nel karate classico (stile antico).
46. Dal verbo "kakusu": celare, nascondere ("Te" = mano, tecnica) Kakushi-te è il termine comunemente usato per descrivere ciò che non si può esplicitamente vedere; ad esempio kakushi-tsuki è un pugno nascosto.