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giovedì 24 febbraio 2011

Pensare fuori dagli schemi (5ª parte)

di Patrick McCarthy
traduzione dall'originale inglese di: Marco Forti
Questa traduzione è stata autorizzata dall'autore (la riproduzione di questo testo è consentita solo con il consenso scritto dell'autore)


...continua dal post precedente ...

Ingegneria inversa
"Non possiamo risolvere I nostri problemi con lo stesso atteggiamento mentale che li ha creati." (Albert Einstein).
Sia i maestri36 okinawensi che quelli giapponesi hanno sempre sottolineato come il kata sia l’anima del Karatedo, ma malgrado questa testimonianza onnipresente le intenzioni difensive originarie sono rimaste ambigue e contorte37. Avendo fatto dell’estrapolazione e dell’ingegneria inversa38 un’arte, McCarthy Sensei ha utilizzato a lungo queste tecniche in congiunzione con la sua Teoria degli HAPV (atti abituali di violenza fisica) per scoprire come operano le idee sottostanti e i principi che governano i principi applicativi dei kata.
Nel libro «Karate Masters», Nishiyama Hidetaka afferma "Più tardi l’allievo deve connettere il principio all’applicazione. I vecchi maestri fecero esperienza di queste applicazioni.
Ciononostante il praticante deve studiare prima la forma esteriore, poi comprendere i principi, ed infine connettere il principio alla relativa applicazione
39. "

Uno studio esaustivo delle prime pubblicazioni storiche e tecniche sul karate, l’analisi comparativa sui programmi dei diversi stili, il disassemblaggio dei kata tradizionali e il loro collegamento agli HAPV40 sono diventati gli strumenti di riferimento attraverso i quali McCarthy Sensei ha effettivamente ricostruito i concetti tattici dei kata.

I modelli di risposta ritualizzati che culminano nei kata interessano due categorie principali, prese ed impatto (o combinazioni di entrambi).
Escludendo l’uso delle armi41, il venire attaccati da dietro42 o da diversi avversari43, il confronto fisico può essere catalogato in moduli di studio/apprendimento individuali e collettivi.
Sebbene ci siano sempre variabili uniche in ogni incontro, i fattori comuni possono essere catalogati e le tecniche fisiche hanno sempre a che fare con il venire afferrati o colpiti.

Le tecniche di impatto percussivo comprendono pugni, calci, gomitate, ginocchiate, percosse, calpestii, testate e spinte. Le tecniche di presa includono proiezioni, immobilizzazioni, pressioni, soffocamenti e strangolamenti, corpo a corpo e prese dell’avversario per aumentare l’efficacia di un trauma da impatto.

Il considerevole studio di Patrick McCarthy lo ha portato non solo a catalogare queste verità - ovvie per quanto spesso dimenticate - ma anche a scoprirne la connessione con i kata e a sistematizzarle in semplici moduli di apprendimento. La presentazione informale che segue, delinea la sostanza ed il processo del tipo di seminari che conduce.

... fine quinta parte ...


Copyright © Patrick McCarthy

NOTE

36. Pionieri dell’arte come Funakoshi, Mabuni e Miyagi hanno sempre sostenuto quanto segue. "Il kata è il karate. Tutte le tecniche sono contenute nei kata. Se guardate alla storia del karate, tutti gli antichi maestri svilupparono i kata sulla base della loro percezione del combattimento. I Kata originali hanno un immenso valore." Karate Masters di Jose M. Fraguas Unique publications 200, pag. 280
37. “Il kata è il simbolo stesso del karate, per questo non cambia mai. Sfortunatamente il 95% delle persone non comprende i kata - solo i movimenti esteriori che sono irrilevanti senza adeguata comprensione. Ogni kata è il prodotto dell’esperienza del maestro che lo ha creato. Attraverso i kata i maestri trasmisero i principi del karate”. Karate Masters di Jose M. Fraguas Unique publications 2001, pag. 283.
38. L’ingegneria inversa è l’arte di analizzare il perché funziona un prodotto. Significa smontarlo e comprendere le parti che lo compongono. L’ingegneria inversa consiste nella dissezione informata, nel testare, comparare, analizzare e documentare dettagliatamente. Senza documentazione storica sui meccanismi dei kata e senza autorità qualificate a spiegarli, restano l’estrapolazione e l’ingegneria inversa, due tra le tecniche più pragmatiche utilizzate e promosse da McCarthy Sensei.
39. "Karate Masters", di Jose M. Fraguas Unique publications 2001, pag. 280.
40. Utilizzando le regole della semplicità e della brutalità, McCarthy Sensei ha lavorato a ritroso partendo dagli atti abituali di violenza fisica per arrivare alle pratiche applicative difensive pragmatiche prima di contrastarle con le risposte ritualizzate in modelli esistenti tratte dai kata tradizionali.
41. Il Karate è una tradizione a mani vuote che venne originariamente sviluppata come meccanismo difensivo ad uso civile contro un attaccante disarmato; non venne mai sviluppato per essere usato dai soldati nei campi di battaglia né da atleti professionisti in arene competitive.
42. Come ci si può difendere da qualcosa che non si può vedere?
43. McCarthy Sensei concluse che le strategie tattiche culminate nei kata vennero sviluppate per essere usate principalmente nell’ambito di uno scenario in cui l’aggressione avviene da parte di un assalitore disarmato e le distinse in tre categorie: 1. Mutuo confronto; 2. Corpo a corpo, 3. HAPV: ad esempio testata, bear hug, presa del bavero, full nelson, ecc…