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martedì 17 maggio 2011

Pensare fuori dagli schemi (20ª parte)

di Patrick McCarthy
traduzione dall'originale inglese di: Marco Forti
Questa traduzione è stata autorizzata dall'autore (la riproduzione di questo testo è consentita solo con il consenso scritto dell'autore)


...continua dal post precedente ...

Opposizione e politica
“Non c’è niente di più difficile, più pericoloso da perseguire o più incerto nelle possibilità di successo, che promuovere l’introduzione di un nuovo ordine di cose. Poiché l’innovatore ha per nemici coloro che hanno primeggiato sotto le precedenti condizioni e timidi sostenitori in coloro che potrebbero far bene sotto le nuove.”

Karate di Okinawa - scuola classica

Come spesso accade l’opposizione alza la sua testa ripugnante ogniqualvolta viene sfidata l’ortodossia ed è evidente che, all’interno della comunità del Karate, ci sono persone che trovano le conclusioni di McCarthy ben poco attraenti. Non dimentichiamoci che “disprezzare prima di aver approfonditamente indagato ci rende servi dell’ignoranza” (Dott. John Ray).

Sfortunatamente si può affermare che un atteggiamento mentale iperprotettivo è la regola più che l’eccezione in questo settore. Detto questo è importante ricordare che “la verità non è determinata dal voto di maggioranza”, “né cambia semplicemente per mancanza di conoscenza, discredito o ignoranza”.

Trattandosi di una tradizione le cui origini e funzioni sono complicate dal mito e dal misticismo, il Karate moderno è esteriormente dominato da una diffusa mentalità ristretta e politicizzata, spesso fatta passare per salvaguardia della “purezza” di un particolare stile mentre in realtà è solo un modo per affermare l’ego, salvaguardare posizioni di potere/controllo e far soldi.

Questa animosità non ha fatto nulla per promuovere una più profonda conoscenza dell’arte e ha invece nutrito l’ipocrisia, la frammentazione e l’isolamento.

Considerato che il pensiero critico e l’eclettismo furono gli strumenti principali cui fecero ricorso i pionieri di questa tradizione, non stupisce che McCarthy Sensei abbia raggiunto questi livelli grazie alla sua capacità di pensare fuori dagli schemi “moderni”.

Ricercatori indipendenti, scrittori e giornalisti e popolari “autorità” che scrivono sul web possono influenzare la storia e la comprensione di questa tradizione in un settore completamente privo di regole.
Se da un lato i racconti di opinioni personali promuovono prospettive affascinanti, dall’altro testimonianze storiche non sorrette da evidenze probatorie, malintesi, ingenuità e presenza di secondi fini non fanno altro che destare sospetti.

È ironico che chi ha criticato McCarthy Sensei non sia mai stato in grado di fornire alcuna controevidenza a supporto delle proprie affermazioni di eresia, provando al contrario che le proprie obiezioni erano più il frutto di una sorta di obbedienza alla fede e al dogma di un certo stile che conoscenze basate su evidenze storiche.
I detrattori non sono mai andati oltre insinuazioni infondate senza essere in grado di far emergere alcuna evidenza a loro favore, mentre quelli che possono davvero fare la differenza continuano ad evitare di apportare i loro brillanti contributi.
Forse il lavoro di McCarthy Sensei è una testimonianza alla dialettica di Schopenhauer secondo cui “Tutte le verità passano attraverso tre stadi: prima sono ridicolizzate, poi violentemente contrastate ed infine accettate in quanto del tutto evidenti.”
A tal fine McCarthy Sensei incoraggia gli allievi a pensare sempre fuori dagli schemi e a cercare da soli la verità. .

... fine ventesima parte ...


Copyright © Patrick McCarthy